Deuteronòmio 8,2-3.14b-16°; Salmo 147; 1Corìnzi 10,16-17; Giovanni 6,51-58
Un Pane, Gesù Cristo, per l’umanità che ha paura della Speranza
L’umanità, perduta la gloria a causa del peccato, riceve Promessa di Salvezza dal Padre Creatore: «Non dimenticare il Signore, tuo Dio: ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere». Il cammino, “antico”, dal peccato alla gloria, “con i simboli annunziato, è giunto a termine”: si completa, nella persona di Gesù, con “la prima sacra cena”. Vissuto in Gesù, è da ripercorrere in ogni persona perché sia completo ed avverato per tutti: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita». È ora, il tempo di salvezza: “Cristo lascia in sua memoria ciò che ha fatto nella cena: noi lo rinnoviamo. Veramente fu donato agli apostoli riuniti in fraterna e sacra cena” da Gesù, che, parlando di sé, proclamò: «Questo è il pane disceso dal cielo; Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
«Come può costui darci la sua carne da mangiare?»: una parte di umanità ha paura perfino della Speranza nella redenzione; non lotta per il completamento del Regno e rimane dubbiosa. Il peccato del mondo non crede né a Gesù né ai suoi Apostoli e se ne va alla perdizione. Troppo umani per accogliere la promessa!
I credenti sono certi della Parola perché «l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore»; passano da una vita fragile ad una vita vera: «Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me».
Nella festa solenne che celebriamo, l’invito è insistente: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
A costo di perdere discepoli Gesù non torna indietro dalle sue parole: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna; rimane in me e io in lui e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».
I credenti sono certi per la parola di Gesù: «La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda» e riconoscono Gesù «nello Spezzare il Pane», non per piccoli segni miracolosi che si ripetono nel mondo.
“Tu non vedi, non comprendi, con la mente umana, ma la fede ti conferma. È un segno ciò che appare: nasconde nel mistero realtà sublimi”.
È Segno, non simbolo: il Segno è vero, efficace; porta frutto; è Via, Verità, Vita: «Il calice della benedizione che noi benediciamo è comunione con il sangue di Cristo. E il pane che noi spezziamo, è comunione con il corpo di Cristo».
Nessuno, mai, ha parlato di Dio come Gesù. Gli Apostoli ripropongono la sua parola nelle gioie e nelle persecuzioni: “Obbedienti al suo comando, consacriamo il pane e il vino, ostia di salvezza”. E, per Gesù Cristo, nel Pane e nel Vino, «noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti, infatti, partecipiamo all’unico Pane».
Un cantico di lode emani dal nostro spirito: “Ecco il pane degli angeli, pane dei pellegrini, vero pane dei figli”.
Invocante, “lode piena e risonante, gioia nobile e serena sgorghi oggi dallo spirito”.
“Buon pastore, vero pane, o Gesù, pietà di noi: nùtrici e difendici, portaci ai beni eterni nella terra dei viventi”.
“Tu che tutto sai e puoi, che ci nutri sulla terra, conduci i tuoi fratelli alla tavola del cielo nella gioia dei tuoi santi”.
(didon)