Proverbi 31,10-13.19-20.30-31; Salmo 127 (128); 1Tessalonicési 5,1-6; Matteo 25,14-30
Dare un cuore alla Terra
Sembrava giunto il momento del progresso, ma era soltanto economico: è divenuto sopraffazione sui deboli a servizio dei ricchi. I potenti sottomettono i poveri e li escludono dai beni della Terra. I poveri ‘servono’ a donare servizi ai potenti.
Tutto rischia di crollare: «e non potranno sfuggire». Non abbiamo pensato a curare gli infermi e celebrato funerali. ‘Unzione per gli infermi’ è divenuta atto magico dal quale è bene rimanere lontani perché anticipo di morte e l’abbiamo, così, chiamata ‘Estrema Unzione’, tradendo la Scrittura.
Il rapporto con Dio è divenuto: «Signore, so che sei un uomo duro» ed «ho avuto paura». Dominati dalla paura, seguire il Vangelo sembra adempimento di poveri obblighi rituali. Come il popolo di Israele che esclamava: ‘Abbiamo il Tempio’, e con quello credeva di avere salvezza, non abbiamo creato altra attesa che quella di celebrare atti singoli, in sé completi, Battesimo, Comunione, Cresima, Matrimonio e non determinano uno stato di vita. In questi giorni siamo circondati da povertà, guerre e miserie di popoli in cerca di liberazione, disperati al punto di ribellarsi contro le nostre sicurezze. Divenuti come «colui che aveva ricevuto un solo talento», come lui andiamo «a nascondere il talento sotto terra».
Illusi, ognuno di noi, si è detto: «Così avrò «pace e sicurezza!». Il talento, il dono, non è cresciuto, non ha fruttificato. Il risultato? Bel guadagno: «Ecco ciò che è tuo»; ma è una miseria, non mi basta! Che ci faccio?
Tesori e talenti non servono per essere conservati, come in museo, per ammirare il passato, ma fatti fruttare per costruire futuro, altrimenti «d’improvviso la rovina li colpirà» ed accadrà: «Toglietegli il talento e datelo a chi ha i dieci talenti».
Sì, è vero! Avrei «dovuto affidare il mio denaro ai banchieri» ed avrebbe fruttato «l’interesse». Ora mi sento rispondere: «Servo malvagio e pigro». Se con pigrizia ed inettitudine aspetteremo guardando da fuori ciò che succederà, il risultato non sarà bello. Non abbiamo operato nulla, nulla accadrà e saremo fuori «perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza, ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha». «E il servo inutile gettatelo fuori». Là, fuori, possesso e potere non avranno significato alcuno.
L’attesa della promessa antica di «una Donna forte» è stata racchiusa in un Sacro Libro e lì è rimasta; non è divenuta vita ed oggi «chi potrà trovarla?».
Bisogna dare vita alla promessa e all’attesa. In questa Donna «confida il cuore». Affidarsi alla tecnica non serve al popolo di Dio, né all’umile o alll’oppresso. Se daremo vita al cuore con l’aiuto della Donna Maria «non verrà a mancare il profitto».
Quando riusciremo a farlo? «Riguardo ai tempi e ai momenti, sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte».
Ecco: forse in questa ora di forti oppressioni, odi, vendette, il momento si ripresenta perché «voi, fratelli, non siete nelle tenebre». Accogliete e sfruttate questo momento come dono e fate in modo che il «giorno non possa sorprendervi come un ladro».
«Noi», alla sequela di Gesù, «non apparteniamo alla notte, né alle tenebre» e siamo «tutti figli della luce e figli del giorno». Chiamati a ricreare un cuore alla Terra per renderla un giardino, invece che distruggerla come si sta facendo, diamo voce ai semplici ed agli umili, agli scartati della Terra, formiamoli alla giustizia che dona la pace: la bellezza creerà anche l’utile.
Svegliamoci dal sonno e diamo vita ai segni di una vita diversa. Quale risultato attendiamo? Dobbiamo crearlo e, se ostacolati, ricrearlo senza stancarsi. Non si riproduce il tesoro nascosto, ma il tesoro seminato e fatto germogliare. Produrrà frutto.
«Non siamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri»: è giunto il momento di rendere noto alla Terra che l’attuale percorso è errato e necessita volgere gli occhi, il cuore ed i passi altrove. Sulla strada precede la «Donna forte»: seguirla.
(didon)