Messa della notte: Isaìa 9,1-6; Salmo 95 (96); Tito 2,11-14; Luca 2,1-14
Non c’è Casa, solo Pastori
1. Il dato storico, indubitabile, tutti possono conoscerlo: «In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra». «Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria». Date e luoghi certi sono da tradurre, non da interpretare. L’esistenza, al tempo della nascita di Gesù Cristo, aveva caratteri diversi dagli attuali: «Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città». In questi giorni si sta facendo un censimento per via telematica. Nessuno se ne accorge. Fu, allora, un evento straordinario tanto che «anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme»: «Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta».
È un dato storico, non di fede: «Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto».
«Diede alla luce il suo figlio primogenito» e, come mamma, «lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia». In una mangiatoia?! E chi nasce oggi in una mangiatoia? In Palestina ancora si nasce e si muore in una mangiatoia «perché per loro non c’era posto nell’alloggio». Oggi ed ovunque non c’è più alloggio, non c’è più casa.
2. Il dato di fede, storico anch’esso, include una scelta personale di accoglienza o di rifiuto: «Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; una luce rifulse su coloro che abitavano in terra tenebrosa».
Ora la domanda: “Credi? Sei disposto ad andare, insegnare come camminare in una terra di odi contrapposti, che trascura bambini che nascono e sono posti in una mangiatoia?
3. Per chi accoglie la Buona\Bella Notizia è il ‘Vangelo’: lode e gloria. «Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia». E la Buona \ Bella notizia provoca alla fede «perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio».
«Il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace». Il Principe della Pace è un intruso in un modo in guerra. Eppure «grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine». La realtà umana, sempre parzialmente fedele, porrà ostacoli a questo re «che viene a consolidare e rafforzare il diritto e la giustizia, ora e per sempre».
Quello che l’uomo non fa, lo «farà lo zelo del Signore degli eserciti». L’appello si fa accoratamente paterno: «Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini». Gli umili sono accoglienti: «C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge». «Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce».
I pastori lavorano giorno e notte, in ogni condizione climatica e storica, semplici, concreti. Non creduloni né facilmente ingannabili. «Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: “Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore».
«Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». Verificano il segno; accade per loro la ‘Gloria’: «E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio dicendo «Gloria a Dio nel più alto dei cieli».
«E, sulla terra, pace agli uomini, che egli ama». Non ‘quelli che egli ama’: ‘che egli ama’. Non il dio padrone, alternativo e invidioso. Li ama tutti: sia quelli che lo accolgono, sia quelli che non gli danno casa, sia quelli che gliela distruggono: ieri, oggi, sempre. «Ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà».
I credenti sono persone che vivono «nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo».
«Egli ha dato se stesso per noi per riscattarci da ogni iniquità». Lo ha fatto. Sta a noi continuare l’opera che crea di ogni uomo un cittadino per «formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone».
(didon)