Relazione di don Lamberto Di Francesco sul documento “Le Unità Pastorali”.
Premessa
Per una religione la stagione critica si profila quando essa subisce l’azione della società civile invece di esserne ispiratrice.
Occorre superare alcune preclusioni per giungere ad una capacità del clero e dei laici di accettare realtà nuove per una pastorale nuova.
Essere progettazione e sogno invece di freno. Non subire in futuro una realtà negativa che ci è imposta dalle circostanze di un mondo cambiato.
Si tratta di riflettere sulla Parrocchia e come mantenerla in vita, o sulla persona come aiutarla ad essere Popolo di Dio?Qui non si tratta di sostituire una struttura, la territorialità, con un’altra, con le stesse modalità; qui si tratta di giungere a qualcosa che risponda ad esigenze nuove: dobbiamo cominciare a guardare la persona che cammina, come Popolo, verso Cristo.
Non le strutture ma le persone; le famiglie; il popolo di Dio.
Si sposti il discorso dal “dove sta” al “chi è”.
“Dove sta” : è il cristiano che deve essere nella parrocchia
“Chi è”: è la persona credente; il popolo di Dio in cammino; il fine da raggiungere, il Regno di Dio, che, vive, opera, come viveva la comunità dei primi cristiani, per mezzo di: Ascolto della predicazione, Frazione del pane, Preghiera comune, Vita comune.
Osservazioni
I fedeli:
Non sono “gioiosi” di appartenere. Mancano l’entusiasmo e la gioia.
Non condividono e obbediscono. Non sono popolo di Dio.
Il Popolo di Dio:
Il popolo ebraico è Popolo e si sente popolo di Dio?
Noi non ci sentiamo “popolo”; al massimo, famiglia?
La parrocchia è il popolo di Dio?
ha un ruolo di agenzia fornitrice di servizi (apprezzata magari).
I “preti” – presbiteri:
Fanno più “cose” per cercare frequenze “religiose” o “di religiosità”, spezzettando la vita della comunità in celebrazioni piccole per aumentare la frequenza religiosa e distribuire più comunioni ( e ….distruggere la comunità?).
La frequenza religiosa è il fine o il mezzo per giungere alla fede? Come mezzo, è adeguato per essere:
– Chiesa e Popolo di Dio
– o gruppo di persone-famiglie
che scelgono determinati servizi perché piacciono di più al loro individualismo? e garantiscono, d’altra parte, un certo agire e ossequio morale?
I gruppi:
Se i gruppi sono troppo legati a se stessi e non sono disponibili a celebrare insieme la “Festa” e unirsi a tutto il popolo di Dio, condividendo pienamente i fini della unica pastorale, non sono loro a salvare la situazione.
Servono all’individuo, diventano alternativi alla comunità, al popolo di Dio, scambiano se stessi per il popolo di Dio.
Un discorso nuovo:
1. Occorre far notare che essere battezzato, cresimato, comunicato, è diverso da essere cristiano.
Occuparsi tanto di prima comunione e contare quante comunioni sono state distribuite …
Perché non iniziamo invece a celebrare Feste per due fidanzati che un anno e due anni prima del loro matrimonio “vogliamo prepararci al matrimonio”? Festa per accogliere e festeggiare le famiglie nuove in parrocchia; ragazzi che dopo la cresima continuano a vivere la fede, collaborando attivamente alla vita cristiana.
Questi attendono una speranza per trovare un loro posto nella Chiesa, da veri protagonisti. Festeggiare la comunità che si riunisce con entusiasmo per le tappe di preparazione al battesimo, per festeggiare la presentazione dei fidanzati, per una Festa della parola di Dio?
2. A fondamento di tutto dovrebbe stare il “bisogno di essere, insieme, con entusiasmo, popolo di Dio”.
Che la parrocchia rimanga, ma che ci sia l’anima della parrocchia: la vita “insieme”; e faccia vedere, non solo ai gruppi, ma alla comunità intera “come è bello l’essere insieme”.
3. Possibilità nuove potrebbe offrire il riflettere sulla novità della globalizzazione, se vista non come resa necessaria, per non perdere potere, ma come via e mezzo per attualizzare la necessità di essere popolo di Dio, un solo popolo di Dio.
Globalizzazione e comunicazione a servizio di una medesima impostazione pastorale per facilitare l’Unità della parola di Dio, della liturgia, della preghiera, della carità.
4. Unità pastorale, Unità della pastorale.
Si cercano altri preti perché ci sono pochi preti e più cose da fare. Su molti preti in una comunità occorre andare oltre…può essere utile, ma per costituire preti che sanno ragionare insieme e lavorare insieme, non per fare gli impiegati ad ore: vado, dico (non celebro) Messa. Ho finito, ho fatto.
4. La mobilità costringe ora, ma avremmo dovuto pensarlo prima: perché non porsi la questione se non sia opportuno parlare di “ parrocchia legata alla persona” , invece che “parrocchia legata ad un territorio”?
Io sono parte del popolo di Dio che vive in una parrocchia sia se vivo a Viterbo, che a Napoli, Milano, Roma; e mi sento parte del Popolo di Dio in ogni luogo e in ogni tempo.
Questo si può farlo anche con la parrocchia attuale, ma non con la parrocchia come attualmente vive.
Le Frequenze (feriali, domenicali, catechistiche, liturgiche, caritative) della persona, che oggi si muove, esigeranno assoluto coordinamento e dovranno spingere a realizzare la medesima Chiesa che annuncia, celebra, prega, agisce con carità, in ogni parte, dove vivrà il popolo di Dio…
e, sarà possibile, nella misura nella quale la parrocchia andrà oltre se stessa per sentirsi veramente parte della Chiesa Universale in un legame assoluto, teologico (unione della fede con la Chiesa, il Papa, i Vescovi, il Concilio).
Sorgerà la necessità di un piano pastorale universale, nazionale, diocesano, zonale, parrocchiale (da rispettarsi in modo unanime a Viterbo, a Milano, a Napoli); di un sacerdozio, non dote personale, ma partecipazione dell’unico sacramento che è Cristo nella Chiesa
Si determinerebbe una pastorale che si realizza, se non ugualmente, in forme del tutto simili, dovunque io manifesto il mio essere Chiesa e credente in Cristo, non nel “mio” parroco e nella “mia” parrocchia.
Con la caratteristica di medesima catechesi, medesimo celebrare, medesimo organizzare la vita della comunità cristiana nell’amore, medesimo pregare, con una pastorale, non d’insieme, ma di comunione.
Il fine è costruire una comunità che vive secondo l’esempio di Atti degli Apostoli per diventare Popolo – Immagine dell’Amore di Dio.
Leggere la realtà della singola comunità cristiana alla luce di Cristo,
non Cristo alla luce del mio pensare, della mia parrocchia, del mio essere prete.
Da ricostruire è il prete e, solo dopo (non temporaneamente), la comunità cristiana.
Talvolta siamo legati più a vedute personali che ad altro: non ha (non lo avrebbe dovuto avere mai!) più senso che io professi la fede cristiana nella mia parrocchia!… ma ancora meno che io professi la fede cristiana in un’altra parrocchia perché in quella si professa la fede in modo diverso dalla mia parrocchia!!
Ogni cristiano,
a qualunque attività cristiana partecipi, in qualunque chiesa o parrocchia,
in qualunque associazione o attività singola si trovi, anche occasionalmente, a frequentare,
si dovrebbe trovare a casa sua perché casa del Signore.