Isaìa 55,10-11; Salmo 64 (65); Romani 8,18-23; Matteo 13,1-23
Parola cresce chi la contempla
1. Nel “mondo” «il cuore è diventato insensibile, indifferente»: «Odono, sì, la voce del Signore, ma non comprendono, guardano, sì, ma non vedono. Non comprendono con il cuore, non si convertono». Lo stato attuale del mondo non è definitivo né è buono. Sta accadendo quel che è stato preannunciato nella «parabola del seminatore»:
C’è «seme seminato lungo la strada: accade ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore».C’è «seme seminato sul terreno sassoso: è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno».
C’è «seme seminato tra i rovi: è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto».
“A poco a poco, la grande speranza, annunciata nella Sacra Scrittura, ha cessato di animare l’attesa della maggior parte dei cristiani. Ci siamo abituati a chiamare “salvezza” la salvezza della nostra anima, dando alla salvezza un significato quasi rituale dimenticandoci che la vera “salvezza” è la salvezza del “tutto”.
2. Il cristiano dona al mondo l’idea della Speranza: seguendo le orme di Gesù Cristo, «noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova nei quali avrà stabile dimora la giustizia».
La Resurrezione appartiene a Gesù Cristo. «E non solo, ma anche a noi che gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo, certi di entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio». La Redenzione è, poi, il coronamento della speranza dell’uomo e del cosmo. Come l’universo umano, così l’universo materiale è in attesa di uno stato futuro e il destino del secondo è legato al destino del primo: l’uomo, poiché è salvato, può trascinare con sé, nella salvezza, l‘insieme dell’universo. L’uomo aspetta con speranza fermissima che la nuova condizione di risurrezione sia una partecipazione dell’universo intero. L’ardente aspettativa è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio e non accadrà miracolisticamente alla fine dei tempi, ma sta accadendo giorno per giorno.
«La stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione: tutta la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi e le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi». “…Questa speranza tiene desta la creazione, come se, col capo levato, avesse lo sguardo fisso in un punto lontano dell’orizzonte infinito dove, col ritorno di Cristo, sorgerà la nuova aurora del mondo e avrà luogo la piena manifestazione dei figli di Dio”.
L’universo è, quindi, chiamato a condividere questo stato futuro dei figli di Dio: sarà liberato da ciò che nello stato attuale e vanità, servitù e corruzione per partecipare alla libertà della gloria dei figli di Dio.
3. Dice la Scrittura Sacra: «Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, così sarà della mia parola: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».
Non ogni seme è andato perduto: c’è «seme seminato sul terreno buono: è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e «produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
Per chi ascolta la Parola[LD1] è preparata ogni beatitudine: «Beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano».
Di fronte alla armonia presente nel cosmo si può essere sensibili alla bellezza che incanta gli occhi, ma chi è istruito nelle Scritture, vi scopre il segno di Dio fedele al suo piano di amore.
Dio non ha creato niente per la morte, ma solo per la vita: la Sacra Scrittura è caratterizzata da un atteggiamento profetico. Vive il presente rivolta al futuro.
Il Padre nostro, preghiera di Gesù Cristo per noi, è sogno di futuro: «Sia fatta, venga. Dacci, non abbandonarci».
Chi non ha questo atteggiamento nulla ha compreso della Resurrezione di Gesù Cristo che, in sé (in Gesù Cristo) completa, è in attesa di essere completata nel Corpo di Cristo che è la Chiesa.
(didon)